Juan Carrito è ritornato a Roccaraso! Ci ha impiegato pochi giorni; giusto il tempo di fare un passaggio lungo le strade della sua natia Villalago (è nato in una tana presumibilmente ubicata nelle montagne soprastanti) ed involontariamente inguaiare una povera ragazza che si limitava a portare a spasso il suo cane lupo, subito querelata dagli orsofili dell’ENPA, che pure un tempo si occupavano più di cani che non di orsi. Ma in questo caso il diritto, un tempo per loro supremo, di portare a spasso i propri animali domestici si è scontrato con i diritti dell’orso a non essere disturbato; e allora, giù avvocati e tribunali per dirimere, si spera senza scadere nel ridicolo della cosa, la vertenza con l’ignara padrona del cane lupo. Sarà interessante vedere cosa stabiliranno i giudici che, almeno loro, si spera possano essere super-partes.

Intanto Juan Carrito si è, come si suole dire, “rotto” ed ha deciso di ritornare alle strade e ai cassonetti di Roccaraso. Che sappia che tra qualche giorno il paese si riempirà di vacanzieri dello sci e che, quindi, i bidoni dell’umido saranno presto infarciti di scarti di leccornie natalizie? Qualcuno ha scritto che “gli addetti del Parco nazionale d’Abruzzo lo avevano detto e previsto”. Magari è vero, se ci si riferisce agli addetti che pur obbedendo agli ordini superiori una loro testa pensante ce l’hanno, e finora almeno il libero pensiero non è ancora stato fatto tacere, ma resta difficile credere che siano state le autorità che avevano dato l’ordine per la sua cattura e scelto il luogo dove riportarlo a volo d’elicottero. In ogni modo, per la verità dei fatti, a prevederlo sono stati anche altri, tra i quali proprio chi scrive. Ma era una previsione facile da farsi… almeno per chi gli orsi li conosce bene, che sia un pastore, un cacciatore o uno studioso con vecchi (e meno dispendiosi!) metodi.

Ora si è letto che Juan Carrito sarà spostato “ancora più lontano”. Ma, dov’è l’ancora più lontano nell’area del Parco d’Abruzzo? Siamo certi che esista questo mitico luogo visto che noi non siamo né in Alaska né nell’area dello Yellowstone? Sperando che poi non si finisca per scegliere un ancora più lontano molto vicino, come la Majella, il Sirente-Velino o il Gran Sasso, da dove, magari con qualche giorno di più, Juan Carrito ritornerà sempre a casa! In questo caso, a parte l’aspetto legale che si presenterà, perché fino a prova contraria l’orso marsicano è specie particolarmente protetta e se ci vuole un’autorizzazione per catturalo, ovvio che ci voglia anche per trasferirlo in un luogo diverso da suo natio! Si tenga pronta l’ENPA, perché potrebbe succedere che dovranno fare il loro dovere non solo con una povera cittadina di Villalago, ma anche con le potenti autorità del Parco! Ma non solo, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina, diceva quel volpone di Andreotti: non è che l’ancora più lontano finirà per divenire il recinto di Villavallelonga (scartiamo quello di Campoli Appennino in quanto già occupato da orsi di altra provenienza genetica)? E sperando che non si finisca per un ancora più lontano che non osiamo scrivere!

Certo è che Juan Carrito non ha nessuna colpa di quanto gli sta succedendo: è figlio di una delle tante orse “problematiche” (che poi ormai vuole dire semidomestiche!). Una prole abituata alla gente e ai paesi a causa della mancanza di quel cibo facile, abbondante e appetitoso che un tempo i loro genitori trovavano nelle montagne e vallate ad esse prossime e che da anni nessuna autorità (e ne sono cambiate non poche da quanto il problema si è palesato!) ha deciso di provvedere sostituendosi ai contadini delle vecchie generazioni e ai pastori sempre più spesso fatti allontanare dai pascoli montani.

Ora, quel “comportamento irresponsabile” che l’ENPA addebita alla povera donna di Villalago, non è forse da addebitarsi anche altrove, da Roma a Pescasseroli? Ed è vero, come ha scritto il Parco, che “abbiamo davanti nuove sfide di conservazione per rendere i territori davvero a misura d’orso”. Ma è vero anche che se si andasse alle radici di questo problema e si indagasse a fondo partendo da quando i primi sintomi di questo problema si sono presentati (ed era all’incirca l’epoca delle prime manipolazioni a scopo di studi e ricerche!), forse oggi non ci troveremmo ad affrontare questa sfida. Sfida che peraltro le stesse autorità sembrano non volere affrontare, visto che ogni volta non fanno altro che parlare di monitoraggi, senza mai andare a cercare le radici del problema! Che poi le si possono definire con una locuzione o terminologia molto semplice che, se non le racchiude, almeno le emblematizza: “Recinti Finamore”! 

Murialdo, 18 Dicembre 2021

Franco Zunino
Segretario Generale AIW
(primo ricercatore sul campo dell’Orso marsicano)

18 dicembre 2021

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