ULTIME SUGLI ORSI ALBANESI DI CAMPOLI APPENNINO

Si ritiene di divulgare la risposta che è stata fatta alla Signora Carmen  Aiello, dirigente dell’associazione Animals Asia, la quale, in merito agli orsi albanesi immessi nel recinto della dolina di Campoli Appennino di cui lei è l’artefice, ha ritenuto di rispondere alle dieci domande rivolte alle autorità, che ancora oggi non hanno ricevuto risposta. Nonsi diffonde il testo della e-mail ricevuta per motivi di privacy, ma dalle mie risposte lo si può intuire.
 
Murialdo, 30 Marzo 2021                                                 Franco Zunino
                                                                                   Segretario Generale AIW
 
 
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Gentile Signora Carmen Aiello,

ovviamente mi fa piacere la sua e-mail di precisazione (almeno lei, visto che le autorità tacciono nonostante le preoccupazioni dei sinceri naturalisti italiani!).

Innanzi tuto sappia che quello di cui lei si occupa da “più di vent’anni”, sono le stesse cose che hanno impegnato il sottoscritto da più di “cinquant’anni”, e anch’io “con risorse e passione alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e alla difesa delle specie in pericolo”. Solo che io non sono un animalista, per cui la biodiversità la intendo naturale ed originaria, altrimenti è inquinamento della biodiversità.

Ovviamente non posso che condivide il suo impegno per l’orso dal collare asiatico, ma questo esula dal nostro discorso.

Gli orsi “maltrattati” sono un problema animalista e non di conservazione delle specie o della biodiversità. E questo va chiarito fin da subito. Condivisibile sul piano umano, ma che non ha niente a che fare con la biodiversità naturale, che spesso proprio l’animalismo ne è, se non il nemico almeno il problema, se si parla della conservazione dei luoghi e delle specie. Le potrei citare tanti esempi di animali che a causa dell’immissione umano o liberazione (quasi sempre per spirito animalista e/o venatorio: per assurdo due idee contrastanti ma unite in queste operazioni di danneggiamento della biodiversità!) sono poi dovuti essere sterminati proprio per preservare la biodiversità, specie a rischo di estinzione, e tanti luoghi ed habitat (specie nelle isole).

Quella di Campoli Appennino non la chiami “Oasi”, per favore, è un’area faunistica a scopo turistico. Ed ha sempre avuto solo questa funzione, peraltro comprensibile per il paese, anche se per realizzarla hanno rovinato un luogo naturale che meritava di essere preservato nella sua integrità (in fondo la sua bellezza e il suo valore geologico erano più che sufficienti per valorizzare il paese di Campoli Appennino, visto che la dolina è unica, se la si fosse saputa pubblicizzare a questo scopo).

La “sistemazione” di quegli orsi di cui lei narra, non doveva essere fatta in una zona dove esistono orsi autoctoni di estrema rarità e a rischio inquinamento genetico (la loro presenza è infatti quasi un’offesa all’etica della biodiversità!). Purtroppo, nonostante quello che lei crede, quel recinto ha solo una mera “finalità turistica”.

In quanto all’evasione, non è questione di “evasione” ma di rischio inquinamento della popolazione originale. Se l’ultimo orso “evaso” non fosse stato casualmente avvistato da estranei, probabilmente oggi sarebbe in giro per il Parco Nazionale!

Lei mi scrive che Abele e Jill sarebbero morti “nella  loro tana scavata nel terreno, in pieno inverno”. E che la loro morte sarebbe stata “comunicata alle competenti autorità”, ma questo lo scrive lei non l’Ente Parco, né il Comune, né Il Ministero dell’Ambiente,  i quali organismi, tutti, avrebbero dovuto avere il dovere di informare ufficialmente l’opinione pubblica; e non già tenere nascosta la notizia o, quanto meno, non darla! Eppure, se è stata fatta una segnalazione alle autorità esisteranno bene delle lettere o delle relazioni con tanto di data e magari numero di protocollo. Perché non informare l’opinione pubblica su animali “spariti” che erano prima esposti al pubblico?

Nonostante questa sua dichiarazione, che peraltro smentisce quella del Parco il quale ha sostenuto che i due orsi “spariti” erano morti in un “boschetto”, da esperto quale mi ritengo (perché io l’orso marsicano l’ho studiato sul terreno e non sui libri!) non mi risulta che, almeno in Abruzzo, gli orsi abbiano mai “scavato” tane per lo svernamento. E sa perché? Perché lo impedisce la situazione morfologica dei luoghi! E tanto meno è possibile farlo in una dolina  proprio per la conformazione geologica della stessa, in quanto il substrato di terriccio è molto limitato se non quasi inesistente!

In quanto al “boschetto” e al “calcolare il diametro della dolina” posso capire che lei non ne sia a conoscenza, ma la realtà è quella che ho descritto io, e quindi le autorità del Parco hanno mistificato su questi punti!

Sulla sterilizzazione, ci posso anche credere che sia avvenuta, ma lo dovrebbe dire il Parco e portare le prove che io ho richiesto se vogliono essere credibili e allontanare dall’opinione pubblica ogni sospetto. Chi ha operato la sterilizzazione deve aver rilasciato dei documenti, delle relazioni, degli attestati o delle fatture. Dove sono? La foto che lei mi manda potrebbe essere stata scattata ovunque.

Per concludere  e facendo riferimento ai suoi ultimi commenti, animali come quelli da lei descritti andavano portati in un giardino zoologico o bioparco non nel recinto di un Parco Nazionale istituito per preservare una sottospecie unica dell’orso bruno europeo. Ed è molto grave eticamente parlando che le autorità lo abbiano consentito! Dove peraltro si fa credere ai visitatori, o, più propriamente, li si lascia credere, che quegli orsi siano “marsicani”, mentre sono albanesi! E la loro storia umanitaria che giustificherebbe la loro presenza andava caso mai esaltata e fatta conoscere alpubblico (come fece tanti anni fa il Parco, artefice proprio il sottoscritto, in un caso similare di umanità animalista, ben evidenziandola ai visitatori del Centro di Pescasseroli); invece qui non è mai stata fatta!

In quanto alla “continua devastazione del loro habitat”, se c’è un’associazione sensibile a questo aspetto è proprio quella che io coordino. E si informi pure sulle nostre finalità: www.wilderness.it

Con cordiali saluti

Franco Zunino

PS. Data la pubblicità data a questa storia, per competenza e in considerazione al silenzio delle autorità sulle mie 10 (dieci) domande le cui risposte avrebbero dovuto fugare ogni dubbio, le faccio presente che questa e-mail sarà diffusa agli ambientalisti e alla stampa locale.