RIFLESSIONI SUL CONCETTO DI WILDERNESS E LE SUE AREE

Sono sempre più convinto che l’Idea Wilderness, la filosofia che esprime, e, soprattutto, il Concetto di conservazione da essa scaturito, siano il non plus ultra dell’ambientalismo: se si fa una piramide con le varie sfumature dell’idea ecologista, di etica, di intendimenti, di motivazioni, ecc., al picco c’è la Wilderness, e come concetto filosofico e come concetto di conservazione. Uno può anche non condividere questo pensiero, perché magari dà più importanza a cose da lui credute prioritarie, ma ciò non significa che lo siano. Nella vita bisognerebbe sempre aspirare al massimo in ogni idea, perché è aspirando al massimo che si migliorano le cose, anche quelle perfette o ritenute tali. Io ho scoperto la Wilderness e ne sono rimasto entusiasta proprio perché ho capito che stava al vertice dei miei ideali di ambientalista e conservazionista. “Forever Wild”, selvaggio per sempre, questo è il senso della Wilderness. E come può, un sincero amante della Natura, non sognarla selvaggia, immacolata? Non è forse così che la vediamo nelle fotografie che illustrano i più bei luoghi della Terra sui libri e sui calendari? E non desideriamo che resti così per sempre? Questa espressione, forever wild, fu coniata alla fine del XIX secolo, ed essa resta il più antico modo per dire “natura protetta” da che in America si cominciò a sentire il bisogno di salvare un poco del mondo selvaggio che era stato quel continente prima che arrivassero i colonizzatori europei. Fu coniata quando per la prima volta furono presi degli impegni legislativi per tutelare la natura selvaggia di quello che poi divenne noto come Adirondack State Park.

La prima vera e profonda differenza tra un’Area Wilderness ed una qualsiasi altra area protetta sta infatti nel suo impegno vincolistico: qualsiasi opera in un’Area Wilderness può essere autorizzata solamente dal supremo organo legislativo di un Paese (il Parlamento), mentre è ben noto come in tutte le altre Aree protette (in tutto il mondo!) la decisione di realizzare o non realizzare un’opera è sempre delegata ad enti e funzionari vari. Quindi, è più umanamente possibile fare prima gli interessi dell’uomo e poi quelli della natura. Questo, ovviamente, escluso il nostro “passaggio italiano”, dove nel designare Aree Wilderness siamo ancora allo stadio che erano gli americani nel 1921. Ma senza questo passaggio penso sia veramente difficile giungere al massimo livello del Parlamento, specie da noi, dove ancora i parlamentari non hanno ben chiaro neppure cosa sia un Parco Nazionale od una Riserva Naturale! Ma è importante che si sappia che comunque nel nostro “scimmiottare” gli americani, in tutte le deliberazioni (soprattutto comunali) che su proposta dell’Associazione Italiana per la Wilderness hanno designato le Aree Wilderness italiane, sta scritto quell’impegno “per sempre” che non sta in nessuna legge che istituisce i Parchi; anche se questo “per sempre” è sempre limitato alla volontà popolare su cui sono basati i Consigli comunali o di altri enti pubblici: ma, d’altronde, questo vale anche per il Parlamento. Ed è regola fondamentale della democrazia.

C’è poi un’altra profonda differenza tra un Parco ed un’Area Wilderness: il primo può comprendere anche case, strade, paesi, zone agricole, ecc.; se si dice 10.000 ettari di Parco non si sa quanto di esso sia vera Natura. Se si dice 10.000 ettari di Area Wilderness è certo che si parla interamente di pura Natura, ed in un unico blocco. E dove il blocco non c’è, o è stato spezzato, si cerca di ripristinarlo (come già avviene negli Stati Uniti d’America). Non per nulla la diversità più saliente tra un Parco ed un’Area Wilderness la si vede dalle linee che appaiono sulle loro carte geografiche, dove nel primo caso sono evidenti strade d’ogni sorta, paesi, case, linee elettriche e ferroviarie, ecc., nel secondo caso solo quelle dei fiumi e dei sentieri!

L’Area Wilderness come concetto di conservazione va quindi posta al vertice di quella piramide teorica di cui ho detto all’inizio di questa riflessione. Essa è, e così è l’Idea Wilderness dalla quale ha preso forma, il futuro dell’ambientalismo conservazionista mondiale. Di questo ho avuto conferma anche quando partecipai al 7° Congresso Mondiale sulla Wilderness, in Sud Africa; in quel contesto internazionale era quasi palpabile l’idea che nel mondo presto non vi sarà Parco od altra area protetta nella quale non vi saranno delimitate delle Aree o Zone Wilderness al loro interno (e controprova ne è il fatto che anche in Italia già vi sono Parchi che – purtroppo! – vantano le loro Aree Wilderness, anche Parchi che non le hanno mai designate!).

Negli Stati Uniti d’America non è stata mai avanzata alcuna proposta di trasformare in Parchi Nazionali le Aree Wilderness o di annettere ai primi quelle che li bordeggiano, mentre sono state designate Aree Wilderness nei Parchi, e molte altre sono in previsione di essere designate in futuro nonostante l’opposizione di molti manager degli stessi Parchi (i quali vedono le Aree Wilderness come una perdita di potere: il potere di autorizzare opere di sviluppo turistico!). Esempi eclatanti sono i Parchi Nazionali Yellowstone, Yosemite, Kings Canyon e Sequoia. Il primo, circondato da 4 limitrofe Aree Wilderness complessivamente ampie più dello stesso Parco; gli altri, circondati ed uniti l’un l’altro da 8 Aree Wilderness, anche’esse complessivamente ampie circa quanto e forse più degli stessi Parchi, ed anzi, in questo caso, sono state le Aree Wilderness ad aver “dilagato” sui Parchi (designati in Aree Wilderness per circa il 90% dei loro territori). Questo perché, per quanto possa sembrare assurdo a noi italiani, le Aree Wilderness sono considerate più protette che non i Parchi, ed addirittura designate a garanzia di una perpetua selvaggità dei Parchi, ovunque minacciati da continue opere di sviluppo e valorizzazione turistica. E benché le Aree Wilderness possano essere aperte alla caccia, ed i Parchi no!

Una supremazia culturale che le Aree Wilderness posseggono. Esse proprio per questo saranno sempre più dominanti sui Parchi ed ogni altra tipologia di area protetta: il loro “valore aggiunto”.

di FRANCO ZUNINO