Pot-purri di ambientalismo italiano

  1. Il 30 novembre, il Presidente dell’AIW, Aldo Giorgio Salvatori, ha potuto partecipare ad un tavolo di lavoro organizzato dal Sottosegretario Vittorio Sgarbi in merito al problema della difesa del paesaggio e dell’impatto causato dai tanti progetti eolici che stanno imperversando in tutta Italia, e che già tanti scempi hanno fatto, specie lungo l’Appennino. All’incontro, tenutosi presso il Ministero della Cultura, erano presenti anche altri rappresentanti di associazioni e uomini politici. Lo scopo dell’incontro era quello di valutare la presa di posizione che il Ministero della Cultura dovrà prendere in ordine ai vari progetti in corso di valutazione da parte delle competenti Sovrintendenze ai Beni Ambientali. A margine, dopo il suo intervento durante il quale ha illustrato la posizione dell’AIW, sull’argomento all’ordine del giorno il Presidente dell’AIW ha anche potuto organizzare con i giornalisti del canale RAI 2 un intervista con Vittorio Sgarbi ed un rappresentante di Italia Nostra. In merito, il giorno dopo sul Corriere della Sera è apparso un lungo articolo, ed il TG 2 delle 10,55 del primo dicembre ha dato notizia dell’incontro. Ma…
  2. Il potere dei… poteri forti è poi intervenuto! Il servizio televisivo sull’incontro di lavoro succitato, è stato talmente ridotto, che diventa difficile non pensare ad un probabile boicottaggio redazionale, segno che i “poteri forti” arrivano ovunque. E segno anche, quindi, che forse qualcuno non ce la racconta giusta su questa storia dei cambiamenti climatici di origine antropica e, quindi, da combattere con miliardi di euro e dollari per contrastarli! Infatti, se ciò non fosse, per quale motivo si è voluto mettere a tacere gli oppositori delle centrali eoliche? Le opposizioni, infatti, si mettono a tacere quando danno fastidio ai programmi di chi sta al potere, fatti, però, che vi sono cose da nascondere o da non far sapere all’opinione pubblica. Brutto segno per la nostra libertà e democrazia!
  3. Siamo proprio italiani: tutto chiacchiere e distintivi, concretezza poca! Mistificazioni tante, anzi, quasi la regola. La Stampa del 29 novembre riporta con enfasi l’avvistamento di una Balenottera “che si è mostrata in tutta la sua bellezza nello specchio di mare davanti ad Alassio” e di altre specie di mammiferi ed uccelli marini. Una notizia certamente entusiasmante, ma perché far notare che l’avvistamento oltre che davanti ad Alassio (nota meta turistica della Liguria, peraltro cementificata come poche zone delle sue riviere!), è avvenuto “nel Santuario Pelagos”? Santuario di che, se nessuno ha mai cacciato questi animali, né in questo tratto del Mar Tirreno, né in tutto il Mediterraneo? Non era sufficiente dire che si sono osservati nel Mar Ligure davanti ad Alassio? In fondo era una verità molto più vera del fittizio e fantomatico “Santuario”, che farà scic citare, ma che non ha alcuna concretezza, se non per i turisti che ci credono e per chi li accompagna ad osservare questi mammiferi marini, e li studia per inutili pubblicazioni utili solo per le loro biografie! Questa non è “conservazione”, né protezione: è solo ego-esibizionismo scientifico! Le balenottere vanno protette nell’Artico, non nel Mediterraneo dove nessuno e nulla le ha mai minacciate!
  4. Quanti amanti delle montagne, che in realtà le montagne vogliono solo violare quando non violentare! I veri amanti delle montagne e della natura non desiderano violenze, ma solo rispetto e ammirazione degli stati naturali. Ora è divenuta la modo, anzi si è accentuata, perché la moda è vecchia, molto vecchia, ma se non altro era limitata a pochi casi motivati da ragioni di cultura locale, di piazzare una croce sopra ogni vetta o cima. Le chiamano “Croci di Vetta”. Su quelle già piazzate in Appennino ci hanno addirittura scritto un libro, con tanto di elenco affinché la gente possa andarle a visitare (si noti ben, non a visitare le montagne, ma l’opera antropica!). Come i turisti che salgono in montagna solo, se gli si dice, che lassù c’è un rifugio o una panchina! Non già la bellezza del paesaggio e dei luoghi attraversati, ma l’opera dell’uomo. Quell’uomo che le montagne ha sempre sfasciato, deturpato, svilite, addomesticate, banalizzate, urbanizzate! E lo definiscono “fenomeno dal punto di vista simbolico e storico-artistico, ambientale e giuridico”. Cos’abbia una croce di recente realizzazione, di artistico e di ambientalista, lo sanno solo loro. Giuridico magari sì, perché spesso e per piazzarle non poche volte si violano le leggi ambientali e paesaggistiche (in passato molte di queste iniziative sono state bloccate proprio in quanto in violazioni di tali leggi)! Hanno anche scritto che “i vertici delle montagne restano il luogo più affascinante del contatto tra cielo e terra”. Certo, affascinanti proprio perché lassù non ci sono (c’erano!) segni dell’uomo. Ora ci saranno: le croci! C’è solo da sperare che almeno nelle aree protette ed ovunque esista un vincolo paesaggistico, le autorità ne impediscano l’erezione o, qualora già installate, siano smantellate! E se ciò non avviene, è segno che dietro a questi pseudo “amori” per le vette, ci sono solo egoistici interessi, di ludici esibionistici piaceri: quella croce l’ho fatta erigere io! In pratica, anziché elencare le cime appenniniche integre (sempre più rare!), si elencano quelle violate dalle croci. In centro Appenino è ormai una vera selva di “croci di vetta”!

 

  1. La deputata Vittoria Brambilla, anche coordinatrice di un’associazione animalista, ha protestato perché in Friuli, in forma del tutto legale, alcuni ristoranti propongono degli spezzatini a base di carne di orso. Si noti bene, di orsi uccisi in Slovenia dove farlo è legittimo. Essa ha scritto che la cosa è immorale in quanto l’orso in Italia è specie protetta. In realtà ogni animale può essere specie protetta se e quando la sua presenza o il suo status lo richieda. E allora, che facciamo, proibiamo l’utilizzo a fini culinari di ogni specie animale selvatica? Eppure, ogni lepre, cinghiale, cervo o capriolo ucciso durante la caccia, è un animale domestico in meno fatto orrendamente uccidere dai sistemi di macellazione cittadini. Non è forse meglio uccidere gli animali mediante la “predazione” umana in natura (in fondo pratica antichissima dell’uomo, essere super-predatore), che un abbattimento e scannamento nei macelli? Inoltre, se la legge italiana proibisce la caccia all’orso, ma non il commercio della carne di orso legalmente ottenuta dall’estero dove gli animali siano legalmente uccisi (come un tempo avveniva per cervi e caprioli), su quali basi poggia la sua protesta? Su quella morale? OK, può anche essere, ma deve prima presentare una proposta di legge e farla approvare dal Parlamento. Altrimenti cucinare carne di orsi uccisi nei paesi dove gli orsi sono troppi, è perfettamente legittimo, ed è anche morale, perché riduce l’abbattimento del numero di vitelli nel nostro paese. Ma non solo, allora bisognerebbe che la Deputata se la prendesse anche con la pesca a mare a scopo commerciale. Almeno per un questione di coerenza.

 

  1. Gli ambientalisti abruzzesi hanno cantato vittoria perché la Corte Costituzionale ha rigettato la legge regionale che riduceva di alcune migliaia di ettari l’enorme Parco del Sirente (enorme, perché in Italia non siamo in America dove i Parchi sono sì enormi, ma TUTTI di ambienti naturali, senza case e zone coltivare!). Ma siamo sicuri che sia una vittoria vera? A leggere le carte sembrerebbe proprio di no. Infatti la Corte costituzionale non ha stabilito che i Parchi non si possano ridurre, ha solo stabilito (in verità, ribadito, visto che già altre sentenze lo stabilivano) che, così come per istituirli, ci vuole un assenso formale delle amministrazioni comunali coinvolte. Ed ha detto e stabilito una grande verità di giustizia. La Regione Abruzzo ha perso, perché non ha saputo stendere una legge nella sua legittimità, ovvero richiedendo prima ai Comuni interessati l’assenso formale alla riduzione del territorio del Parco; quell’assenso che, e questo lo ricordiamo agli ambientalisti, È NECESSARIO ANCHE NEL CASO CHE I PARCHI LI SI VOGLIA ISTITUIRE! Non come si è fatto in Italia fino a pochi anni or sono, quando bastava parlare con un Sindaco per dire che il tal Comune era o meno favorevole all’istituzione di un Parco! E’ la democrazia bellezza! Fortunatamente, almeno in questo caso, una democrazia liberale! Ora, se veramente i Comuni il cui territorio era stato estromesso dal Parco, sono favorevoli a che sia Parco, è giusto che la Corte Costituzionale abbia stabilito l’illegittimità della legge. Ma qualora gli stessi Comuni (o quelli di altri Parchi) richiedessero formalmente l’uscita dai Parchi, dovrebbe essere altrettanto giusto che l’autorità pubblica ne prenda atto e che così si faccia (magari con penalità compensative nel caso che i Comuni avessero nel frattempo goduto di interessi economici). Altrimenti, diciamocelo a chiare lettere, la nostra non è una democrazia compiuta; o, almeno, è una democrazia non liberale.

 

  1. D’altro canto a riprova di quanto sopra, e da contraltare alle sentenza della suddetta Corte Costituzione, c’è un’altra recente sentenza, questa volta del Consiglio di Stato, che in Puglia ha stabilito che non si possano vincolare beni immobili e terreni ritenuti tropo affrettatamente di valore storico e culturale e, soprattutto, senza avere prima coinvolto i proprietari e sentito le loro ragioni per opporsi al vincolo. Si ripete, è la democrazia bellezza! E, in ogni modo, dovrebbe sempre valere la regola del: Parchi più piccoli, ma Parchi più seri!
  1. Survival International, unitamente ad Amnesty International, Minority Right Group e Rainforest Foundation UK, hanno diffuso un comunicato di critica al piano del 30% di aree protette entro il 2030 che sarà reiterato durante la COP 15 sulla biodiversità, che si terrà nei prossimi giorni in Canada. Nella dichiarazione congiunta si sostiene che “il target del 30×30 distruggerà la vita di molti popoli indigeni”. Aggiungono anche che sarà “profondamente devastante per i mezzi di sostentamento di altre comunità che usano la terra per la sussistenza, e allo stesso tempo distoglierà l’attenzione dalle vere cause del collasso della biodiversità e del clima”. La critica è rivolta a quelle forme di aree protette definiti “restrittive”, e richiedono che si “dia priorità al riconoscimento e alla protezione dei sistemi di proprietà territoriale collettiva e consuetudinaria dei popoli indigeni” e “riconosca il diritto delle altre comunità che usano la terra per la sussistenza a essere protette dagli sfratti forzati. L’idea che il 30×30 sia uno strumento efficace nella protezione della biodiversità non ha alcuna base scientifica. L’unico motivo per cui è ancora in discussione nelle negoziazioni è che viene spinto con forza dall’industria della conservazione, che vede in esso un’opportunità per raddoppiare la quantità di terra sotto il suo controllo. Se sarà approvato, costituirà il più grande furto di terra della storia e deruberà milioni di persone dei loro mezzi di sussistenza. Se i governi intendono davvero proteggere la biodiversità, la risposta è semplice: riconoscere i diritti territoriali dei popoli indigeni”. L’AIW condivide: i popoli tribali vanno equiparati, in quanto a diritti inalienabili, a popolazioni di specie faunistiche!

   

Murialdo, 2 Dicembre 2022

Franco Zunino
Segretario Generale AIW