ERMINIO SIPARI E IL DEPURATORE DI PESCASSEROLI

Una storia moderna tutta italiana

Erminio Sipari, l’onorevole Senatore del Regno d’Italia, se non l’ideatore almeno il fondatore dello storico Parco Nazionale d’Abruzzo, il primo nostro Parco Nazionale, il personaggio esaltato negli ultimi cento anni in scritti, articoli e libri, ricordato anche per la sua parentela con il filosofo liberale Benedetto Croce (che ebbe la ventura di nascere proprio a Pescasseroli, nella sua casa: oggi “Palazzo Sipari”, sede della Fondazione omonima), ha subito, sta subendo, un affronto alla memoria che pochi Paesi avrebbero fatto: quei terreni in sua proprietà, che egli stesso si auto-vincolò con la creazione del primo Parco Nazionale d’Italia per una finalità culturale e turistica, saranno presto utilizzati per la costruzione di un grande depuratore di acque reflue!
Negli Stati Uniti d’America, dove videro luce i primi Parchi Nazionali ai quali egli, Erminio Sipari, si era ispirato per proporre alla politica dei suoi tempi l’istituzione di un Parco Nazionale in Abruzzo, e che anzi egli anticipò con una decisione personale ed autonoma di alcuni cittadini e Comuni (tra i quali Pescasseroli ed Opi) decidendo la designazione in Parco Nazionale di tutti quei terreni – compresi i suoi! – che poi una successiva legge (sempre da lui voluta) ratifico ed ufficializzò col crisma dello Stato, oggi sarebbero un Monumento Nazionale alla sua memoria! Da preservare integri per sempre in ricordo di quella scelta e decisione. Nel nostro Paese ne stanno facendo un ricettacolo fognario!
A questa decisione delle autorità politiche, ratificate e/o forse comunemente decise, anche da quelle tecniche del Parco Nazionale, giustamente la Fondazione Sipari che quei terreni aveva ottenuto con filantropo gesto dell’ultima vera erede del pensiero di Erminio Sipari, la figlia Marchesa Maria Cristina Sipari in Obizzo degli Obizzi, si oppose con un ricorso legale per contrastare la pratica di esproprio in quanto, secondo le volontà della suddetta Marchesa, quei terreni dovevano essere adibiti alla “salvaguardia ed il recupero dell’ambiente e della natura in generale” e “non dovesse mai essere modificata la destinazione d’uso”; tutto vano, la burocrazia statale e le nostre leggi lo consentivano e, quindi, avanti con l’esproprio. Peggio di quanto in America Trump sta facendo con le scelte di Obama!
Neppure le autorità del Parco Nazionale si sono opposte, ed anzi si dice che la scelta del sito sia stato con le stesse concordato; eppure quei terreni erano, si trovano, al di fuori della “Zona D” di sviluppo urbano stabilita del Parco e, non solo, nello stesso piano essi sono previsti come “area di protezione” e quindi destinati “alla salvaguardia del paesaggio come modellato dalle attività produttive tradizionali”.
Ecco, questa è una delle tante storie che girano attorno alla gestione dei nostri Parchi Nazionali passati in mano alla politica: da aree per la preservazione di natura e paesaggi a territori da sviluppare e mercificare!
La giustificazione? L’urgenza di evitare gli inquinamenti del Fiume Sangro a causa di un mal funzionamento dei vecchi depuratori. E pensare che la soluzione era semplice e meno costosa: ristrutturarli là dove furono realizzati! Certo,… ci sarebbero stati appalti di minore entità! E non vogliamo pensare, ci rifiutiamo anzi di farlo, che questa scelta ed affronto alla memoria di Erminio Sipari, sia proprio dovuta a questo. Ma siamo in Italia, e quindi è quanto meno pensabile!