Ma con giudizio, coerenza e democrazia liberale
- Lancio e viaggio dell’astronave “Artemis II” verso e attorno alla luna. RIFLESSIONE DI UN CONSERVAZIONISTA. Tutti i media ci hanno, giustamente, fatto vedere le splendide foto del pianeta Terra come lo hanno visto gli astronauti. Tutti hanno, giustamente, esaltato la bellezza del pianeta e non pochi si sono anche emozionati. Eppure è stata una specie di quasi finzione, un inganno, una mistificazione, perché quella bellezza vista dagli astronauti nasconde la verità; ovvero, nasconde la classica polvere sotto il tappeto, perché è notorio come il pianeta Terra non sia più da molto tempo così integro e immacolato come è sembrato loro, visto a distanza; e ciò a causa delle numerose grandi e piccole cicatrice infertegli dalle tante opere dell’uomo. Ma ciò che dovrebbe far riflettere non è tanto questo, quanto il fatto che se gli astronauti e tutti noi abbiamo avuto quella stessa sensazione di bellezza, significa che questa sensazione o sentimento è dentro di noi. Ed allora è il caso di chiederci, come mai lo stesso sentimento (almeno in senso irritante!) non ce lo poniamo di fronte ai tanti scempi commessi dallo sviluppo urbanistico che l’uomo ha inflitto e continua ad infliggere al Pianeta con le motivazioni più disparate, comprese anche quelle considerate “necessarie” e finanche “ecologiche”, ma che forse lo sono solo in parte, e in molti casi sono solo spinte dall’egoismo e l’insipienza dell’uomo che non ha più o ha perduto il dono di accontentarsi? Ma non solo su questo dovremmo riflettere. Dovremmo anche chiederci: ma se la bellezza è così importante, perché lo stesso sentimento non lo proviamo di fronte ai paesaggi e alla natura spesso dietro casa, ed anzi godiamo a vedere quanto e come la sciupiamo, tutti ammirati dalla tecnologia che lo consente e dall’overturismo che la sciupa anche nell’intimo? Eppure questo sentimento di apprezzamento della bellezza immacolata della natura è evidentemente insito anche in chi lo nega, in chi spesso contribuisce a sciuparlo, in chi se ne frega della bellezza” di fronte all’ingordigia di arricchirsi. Si prenda l’esempio delle fabbriche di automobili, che quasi sempre per presentarle ai compratori utilizzano paesaggi integri e colmi di bellezza come scenari di esposizione; quella stessa bellezza che anche e proprio le automobili contribuiscono a devastare! Un ossimoro grande come un grattacielo! Ecco perché il movimento per la Wilderness ha come PRIMARIO NEMICO proprio le strade e le urbanizzazioni quali simboli delle devastazioni dell’uomo all’integrità della Natura, che poi è dire la Terra!
- La battaglia per dire “basta!” all’eolico in Liguria si inasprisce sempre più. Ma quello che colpisce è il fatto che chi oggi la sostiene, un tempo parteggiava per l’eolico, e non poco, e anche in politica. Qualcuno si ricorda chi diede il via alle prime centrali ritenute “ecologiche” attorno all’Adelasia? Qualcuno ricorda chi le ha sempre promosse in tutta Italia come attrattrici di turismo? Ora lo stesso pensiero “ecologico” si è ribaltato. OK, ne prendiamo atto, ma riconoscere l’errore del passato – quando per paura del nucleare si vollero queste centrali di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili -, almeno a livello nazionale dovrebbe essere un dovere; almeno chiedere scusa, per poter avere credibilità oggi. L’Associazione Wilderness, che da sempre ha combattuto contro ogni forma di centrale proposta come alternativa al nucleare, quando si volle, appunto, ritenere ecologico sventrare i più bei crinali e montagne appenniniche con strade e torri, sbarrare fantastiche gole e valli selvagge con dighe, “piastrellare” colline e pianure di pannelli solari, deviare fiumi e torrenti ogni dove per centraline idroelettriche, è sconcertata da questa incoerente presa di posizione. Prendiamo l’esempio della Val Bormida e dello spartiacque padano-ligure, inizialmente salvato dalla ferma opposizione ai primi progetti dall’allora assessore regionale all’ambiente Franco Orsi, oggi compianto, con l’unica sigla ambientalista di condivisione rappresentata dall’Associazione Italiana per la Wilderness, all’epoca da tutti tacciata di “integralismo”, abbandonata all’ostracismo e al silenzio incoerente e vigliacco delle altre sigle, timorose del pericolo “nucleare”, quindi tutte impegnate a guardare il dito anziché la luna che l’AIW indicava! Poi in Liguria cambiarono le cose politiche, i progetti furono ripresentati e ancora una volta con l’entusiasmo di quanti non condivisero la scelta di Franco Orsi, si innalzarono le prime torri lungo il crinale del Bric della Biscia. Fu l’inizio della fine! Il processo era iniziato e, dato che la fame vien mangiando, come dice l’antico proverbio, a quello ne seguirono altri e altri ancora lungo tutto il crinale ligure-padano dal Melogno a Montenotte, e a occidente e ad oriente dell’intero arco ligure. Poi, sempre per lo stesso appetito, si sono cominciati a cercare i crinali più interni, ed ecco quello langhiano di Monte Cerchio, poi di Camponuovo, del Bric delle Rocche, ed infine il più disastroso di tutti sul quasi urbanisticamente vergine Monte Camuléra! Ecco, oggi quei crinali sciupati e devastati per sempre con i loro valori ambientalistici, paesaggistici e anche storici (hanno alzato torri eoliche praticamente sul cippo che ricorda la battaglia napoleonica di Montenotte e che dà il nome al Comune di Cairo, e lungo tutte le dorsali dove la battaglia si svolse!); hanno circondato, e ancora non è terminato il cerchio, la splendida Riserva Naturale dell’Adelasia, sciupata dei suoi paesaggi con torri dominanti finanche sulla sua famosa Rocca. E, cosa ancora più grave, all’epoca sostenendo che con quelle torri si favoriva il turismo! Un paradosso oggi sostenere il contrario! Eppure lo si fa, nel tentativo di fermare gli ultimi progetti, quelli che darebbero il colpo finale a quel sciupio di valori naturalistici, paesaggistici e storici che nel primo decennio del 2000 solo l’Associazione Wilderness sosteneva che si sarebbe fatto. Oggi si tratta di salvare almeno il salvabile. Ma per farlo forse bisogna riconoscere che non tutti i progetti eolici ancora in fase di approvazione arrecano quei danni che l’AIW aveva previsto quando tutti sostenevano il contrario. Perché se così fosse, allora ci vuole anche il coraggio personale e politico di sostenere che TUTTI i progetti eolici e fotovoltaici d’Italia sono dannosi. Quelle associazioni ONG oggi del Terzo settore che per anni li hanno sostenuti, proponendoli addirittura nelle aree protette (in quanto ritenute compatibili essendo l’eolico produttore di energia “rinnovabile”!), finanche stampando una guida per invogliare la gente ad andarli a visitare questi “parchi eolici”, ovvero considerandoli attrattori di turismo, dovrebbe almeno spiegare perché in Provincia di Savona e nella Liguria intera, e forse anche in altre Regioni, oggi la stessa ideologia sostiene il contrario! Vero che anche la Bibbia al figliol prodigo disse di aprire le porte. Forse però qualcuno dovrebbe chiedere scusa, o almeno, per coerenza agli impegni di oggi, riconoscere di aver sbagliato, di aver guardato al dito quando l’AIW indicava la luna!
- Lo scorso 11 aprile a San Vittore del Lazio si è tenuto un Convegno di presentazione di un Monumento Naturale Regionale alle falde del Monte Sammucro, istituito dalla Regione Lazio nel 2021 per tutelare resti di antiche mura pastorali, ma forse anche storiche (si dice di epoca sannitica) su una zona di 308 ettari (sebbene i ruderi da tutelare si estendano solo su pochi ettari, ed inizialmente si propose, appunto, un MN di soli 25 ettari). Un’iniziativa forse più volta a sfruttare turisticamente la zona creando un attrazione turistica e godere anche di contributi pubblici che non a dare garanzie di salvaguardia al vero valore del Monte Sammucro (che infatti resta ampiamente fuori dai limiti della zona vincolata), che è costituito dall’impervietà delle sue pendici (una vetta sui confini tra Lazio, Molise e Campania che può quasi ritenersi il Cervino del centro Italia, che già gode della tutela autonoma comunale almeno per il versante più scosceso, ricadente in Comune di San Pietro Infine con la sua designazione in Area Wilderness avvenuta nel 2000). In rappresentanza dell’Associazione Wilderness al Convegno ha partecipato Raffaele Cortellessa, di Mignano Monte Lungo (Caserta), Consigliere nazionale e già Vicepresidente, il quale ha potuto prendere la parola ed esporre sia la valenza naturalistica della montagna, sia il suo vero e reale valore che è quello della sua integra selvaggità essendo il Monte Sammucro rimasto ancora in gran parte privo di strade e di qualsiasi opera urbana moderna, cosa che lo prefigura quale potenziale futura grande Area Wilderness posta a cavallo tra le tre Regioni per un insieme di almeno circa 3.000 ettari, dei quali solo due settori già così tutelati dai Comuni di San Pietro Infine (Caserta) per circa 330 ettari e Conca Casale (Molise) per circa 500 ettari. Restano quindi privi di tutela i settori di Venafro (Molise) per circa 1.300 ettari, e, appunto, San Vittore del Lazio per circa 700 ettari. Nel suo intervento Cortellessa ha potuto così, per l’ennesima volta, caldeggiare l’approvazione di una proposta di designarli in quell’Area Wilderness da diversi anni presentata al Comune e più volte anche caldeggiata. Ora si spera che almeno l’avvenuto vincolo posto alla zona del Monumento Naturale che impedisce la caccia (cosa che non ha certo fatto piacere alla categoria e forse anche ai pastori, per l’inamovibilità dei vincoli; ma che forse è stata la vera ragione della sua estensione, passata dagli iniziali 25 ettari ai 250, e poi ai definitivi 308), possa suscitare l’interesse a tutelare quello che di “terreno libero” resta della montagna con il vincolo altamente democratico proposto dall’AIW di Area Wilderness comunale. Una cosa che, peraltro, valorizzerebbe ulteriormente anche il settore oggi a Monumento Naturale. Sperando altresì, che identica scelta possa fare il limitrofo Comune di Venafro. Ovviamente l’AIW non mancherà di sollecitare entrambe le proposte alle due amministrazioni comunali, sperando che l’interesse a garantire i diritti inalienabili dei cittadini locali sia più forte che non gli interessi politici del momento, che però rischiano di imbrigliare per sempre i diritti dei loro cittadini (si ricorda per l’ennesima volta, che in Italia ogni forma di area protetta nazionale e regionale presuppone l’assenso delle amministrazioni comunali all’imposizione dei vincoli, ma… non prevede alcuna possibilità poi di uscirne: area protetta PER SEMPRE, sebbene, cosa non realmente democratica, su terreni di proprietà privata e comunale, loro diritti civici compresi!).
Murialdo, 14 Aprile 2026 Franco Zunino
Segretario Generale AIW