MANIPOLARE LA VERITÀ E LA GIUSTIZIA

Per mascherare interessi e mistificare problemi

  1. Quando si tratta di porre dei vincoli, che poi nel caso dell’ambiente, paesaggio e natura in genere, sono sempre benefici, regolarmente nel nostro Paese poi li si “addomestica” su pressione della politica e dei Partiti. Si fanno le leggi, poi le si neutralizza su pressione della stessa politica succube della volontà popolare più spicciola, per la quale i valori veri non esistono o li si nascondono; esistono solo quelli personali e di immediato interesse. La lungimiranza viene dimenticata, i posteri non votano ancora! È successo anche in Liguria dove per fare fronte ai vincoli paesaggistici, nel senso di contrastarli, appunto, perché “fastidiosi” per tanti cittadini, autorità, Province e Comuni, tutti con l’occhio al presente. Per “semplificare, innovare e velocizzare le pratiche” in cui sono coinvolti i vincoli, e quindi le autorità preposte a governarli, è stato stabilito un “tavolo congiunto che consentirà l’esame simultaneo delle pratiche e il costante confronto diretto” tra le varie autorità. Cosa apparentemente buona per snellire la burocrazia statale e pubblica in genere. Peccato che così facendo si stabilisca una collegialità che forse del tutto corretta non sia, visto che impedisce un esame ed una valutazione senza condizionamenti, ed anzi con la scusa della collegialità fatta passare per vera democrazia si subiscono proprio i condizionamenti che si dice di voler evitare. D’altronde, se il buon tempo si vede dal mattino, cosa può significare che «In questo modo potranno essere semplificate le procedure e, come detto, ridotti i tempi necessari per il rilascio delle autorizzazioni o per la verifica delle compatibilità paesaggistica degli interventi sul territorio». Cosa che, suona tanto il voler ottenere SEMPRE un via ai progetti (che poi vuole dire, ai lavori e ai soldi degli appalti!), quando invece in molti casi il via non si dovrebbe dare affatto! Perché questo è lo spirito della cosa, visto che si parla di “rilascio delle autorizzazioni”. Ovvero, si da per scontato che esse debbano SEMPRE rilasciarsi! Ma, in fondo, perché farcene meraviglia, se tutta la famosa procedura per la VIA, la VINCA e altre similari, che furono ideate anche da noi ambientalisti, finiscono per essere tutti modi per dire sempre SI? Il contrario del Wilderness Act americano ideato invece per dire sempre NO! Certo, le situazioni a volte sono diverse (negli USA il NO lo si applica solo sui suoli appartenenti alla Federazione e sottoposti a vincolo), ma è lo spirito che colpisce. Almeno questo dovrebbe essere insito nell’esame delle pratiche che coinvolgono la difesa dell’ambiente naturale e del paesaggio. Invece con quanto è stato stabilito in Liguria, si intuisce come lo spirito sia esattamente il contrario: fare di tutto per poter dire sempre SI! Ovvero, annullare di fatto il senso stesso delle leggi vincolistiche!
  2. Al solito, non la raccontano mai tutta giusta! E così, anziché salvare l’orso marsicano finiranno per portarlo al quel rischio di estinzione che vorrebbero evitare! Ci riferiamo all’ultimo orso liberato da un laccio d’acciaio che rischiava di farlo morire per asfissia o per denutrizione o per infezione conseguente alla ferita. Questi fatti –ci riferiamo al laccio –un tempo non avvenivano nella core area della popolazione (si intende l’areale primario di vita dell’orso nel Parco Nazionale d’Abruzzo e nelle aree subito ad esso esterne); dove un solo fatto storico è stato accertato, negli anni ’Ottanta quando due orsi caddero in lacci di bracconieri (questi sì!!!) ma di cinghiali. Probabilmente è stata la stessa cosa di Civitella Roveto, perché non crediamo plausibile che si sia voluto catturare al laccio un orso marsicano come invece, per interessi “politici” e di parte, hanno relazionato le autorità del Parco e i membri delle ONG animaliste. Ragionevolezza E BUON SENSO che latitano sempre quando si parla di queste personaggi. Infatti, l’obiettivo di quel laccio non era certo l’orso come loro amano farci credere, battendo il solito falso tasto del BRACCONAGGIO (all’orso, pratica inesistente in ABRUZZO, e da sempre!), ma caso mai il cinghiale. E il fatto che sia avvenuto in area esterna al suddetto areale primario, dove questi fatti non avvenivano perché la gente aveva ormai acquisto la consapevolezza della presenza dell’orso e ai suoi danni (finanche accettandoli: in fondo anche l’orso ha diritto di vivere!), e la prova provata di quanto rischio corrano gli orsi che quell’areale primario stanno abbandonando. Segno quindi che, come chi scrive va sostenendo da SEMPRE, è lo sbandamento della popolazione che mette a rischio l’orso marsicano; uno sbandamento che non è un bene come anche si ostinano a farci credere le suddette autorità e le ONG loro vicine; perché gli orsi vanno a frequentare luoghi dove l’uomo a sua memoria si erano dimenticati della presenza dell’orso (Civitella Roveto non rientra a pieno nell’area di sbandamento che ormai copre quasi mezzo centro Italia, ma neppure nella core area storica; caso mai dove la presenza dell’orso è sempre stata occasionale). Se è, come è per LOGICA, bracconaggio al cinghiale il fatto, va chiamato per quello che è: BRACCONAGGIO AL CINGHIALE. Non bracconaggio all’orso! È una vecchia storia quella di creare un nemico per presentarsi come gli eroi che lo combattono! Per non continuare a ripete le stesse cose – e ci rivolgiamo anche all’ISPRA che standosene Roma, come di solto fanno i politici e i funzionari pubblici, tende sempre a dare ascolto più alla “scienza” ancorché non sempre di buon senso, anziché al popolo rurale che i problemi li vive sulla propria pelle e sull’esperienza ancestrale delle generazioni. Coltivi e pecore sui pascoli è la soluzione del problema per salvare l’Orso marsicano. E “Recinti Finamore”, il mezzo per farlo; coltivazioni protette e riservate, unite a greggi “pubblici”. Lasciando allo Yellowstone il songo del rewilding!
  3. In quanto ai lupi avvelenati, una bacchettata va data anche a quanti, anch’essi sostenendo il popolo rurale ma standone molto lontano civilmente (città), credendo di difenderlo negano una realtà che più che evidente è LOGICA. Non è difendendo chi in quel mondo commette reati che lo si difende, ma riconoscendo che tra il popolo portato all’esasperazione finisce sempre per farsi strada la “testa matta” che decide una giustizia fai da te. Dietro al veleno c’è probabilmente qualcuno della categoria degli allevatori, ma per ovvietà e per la ragione suddetta, non certo perché provata: caso mai per LOGICA (cui prodest?). E questo va sostenuto a chiare lettere, non scaricando la colpa sugli animalisti che si sparerebbero sui c…ni per far addossare la colpa agli allevatori. E sostenendo queste tesi strampalate e di poco buon senso che si porta acqua al mulino degli oppositori agli allevatori. E si fa, quindi, indirettamente danno agli allevatori. La logica e l’ovvietà portano a pensare che è tra essi che è uscita la “testa matta”, come il passato insegna (non sono pochi i fatti che lo stanno a dimostrare). Quindi, se un nemico va colpito, questo nemico non sono né gli allevatori, né gli animalisti, ma caso mai quelle autorità che da sempre non hanno mai rimborsato contadini e allevatori dei danni reali da essi subiti (ripetiamo, da sempre e reali) a causa della protezione che la Società tutta ha conferito a certi animali per dovere di scienza e cultura. Ma che, per interessi politici o di “borsa pubblica”, la Società ha sempre fatto pagare al popolo di serie B: quello del mondo rurale! E questo che non è giusto. Quindi, se si vuole risparmiare su questi danni, non lo si può fare facendone pagare una parte al mondo rurale, ma mantenendo basso, e comunque in equilibrio (non naturale, o wilderness come fanno i fanatici del rewilding, ma al mondo agro-urbano europeo!), le popolazioni di animali selvatici che questi danni arrecano. In tutto il mondo succede così. Perché non lo si vuole fare in Italia? E rispondendo a questa domanda che si trovano i VERI colpevoli cui addossare il fenomeno degli avvelenamenti, così come la mafia e la camorra si combattono riportando la giustizia sociale nelle aree in cui sono presenti. Perché è notorio come sia spesso l’ingiustizia sociale a creare o far emergere certi fenomeni comportamentali. Lo ha anche sostenuto recentemente la stessa Corte di Cassazione con una sentenza che sarà storica, sebbene i colpevoli si dice che la vogliano impugnare (segno forse più di arroganza che non volontà di giustizia!). Tornando al lupo, la giustizia sociale si riporta riconoscendo in primo luogo che l’esistenza del lupo è strettamente legata e addirittura connessa ai danni che lo Stato o chi per esso rifonde (o non rifonde!) a chi li subisce. Dovendosi intendere non il farlo con le parole (spesso false e/o mistificatorie!), ma coi fatti, e col ristoro reale del 100% dei danni subiti dal mondo rurale: i facendo ridurre le cause dei danni. Ricordiamo tutti che un vitello o una pecora non pagata o mal pagata, per chi subisce il danno equivale al cittadino urbano a cui un ladruncolo sfili dal suo bancomat una somma che gli appartiene! Solo evitando che lo Stato continui a “sfilare” agli allevatori e ai contadini questa somma, si salveranno i lupi ed orsi!

Murialdo, 27 Aprile 2026                                                Franco Zunino

                                                                                   Segretario Generale AIW

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