Una replica a Susanna Tamaro
Perché non è come ha scritto la Susanna Tamaro, anche lei grande e brava scrittrice, ma probabilmente priva di corrette conoscenze sulla biologia animale, sulla biodiversità, e sui cicli della vita nel nostro Pianeta, dove il peggior nemico della biodiversità non è la caccia, come lei ha sostenuto (Corriere della Sera del 22 giugno scorso), ma l’interferenza dell’uomo urbanizzato, il quale ha dimenticato i ritmi della vita (eppure la Tamara è nata e vive nel Monferrato, in un mondo rurale… solo che, essendo animalista, come in Iran una donna non può andare a capo e spalle scoperte e cantare in pubblico in quanto sono violazioni di assurde regole morali, così l’animalismo per similari regole morali impedisce i ritmi della vita voluti dal Creatore e vorrebbe interferirvi con umane decisoni che le contrastano: ponendosi così al di sopra di Dio!
La caccia sarà anche un’ “attività di nicchia”, ma lo è come sono tante altre attività in natura, spesso a danno della Natura stessa. Non è per il fatto di essere in minoranza, che si abbia sempre torto, come sembra voler sostenere la Tamaro: Galileo aveva contro il mondo intero. Era solo. Ma aveva ragione lui! La Tamaro scrive che il “90 %” degli italiani sono contro la caccia: ma non perché sia vero, bensì solo perché lo ritiene lei! E’ infatti notorio che in un sondaggio super-partes fatto dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, tra le cause di distruzione dell’ambiente e della biodiversità, la caccia risulti essere all’ultimo posto, con un solo 0,66%.
Anche se lei lo nega, la caccia è proprio quello che lei nega: è un attività utile alla conservazione della natura. E se la Tamaro lo nega è solo perché non sa quanti danni alla conservazione e alla biodiversità (che non è solo animali, ma anche piante e fiori) il sovrannumero di certe specie animali (causato dall’attività dell’uomo!) arrecano alla biodiversità! E se il problema lo ha creato l’uomo, ovvio che sia l’uomo a doverlo risolvere. E in tanti casi solo la caccia è il metro giusto per farlo: a meno di non dover creare dei “ranger cacciatori ed quilibratori di Stato”!
L’ordine prede-predatori che sogna la Tamaro, non è quello che esiste di fatto in Italia, dove, se i predatori sono i lupi, le prede sono anche cavalli, pecore ed agnelli, capre e capretti, mucche e vitelli. E questo non è l’ordine che predica la Tamaro sul Corriere della Sera, e come lei anche la Dacia Maraini, agendo da influencer, ma influencer di un’idea sbagliata! Molti uccelli, tra cui le amate Allodole che cita la Tamaro, è vero che sono diminuiti come è succeso per gran parte degli uccelli (rondini comprese), ma non per la caccia, bensì per la riduzione delle attività agricole e anche delle bonifiche; quella riduzione che sta ampliando le foreste a scapito di prati ed aree aperte, e i terreni agricoli a scapito delle paludi. E questo non è colpa dei cacciatori!
Non è mistificando i fatti che si aiuto la natura. Non è impedendo la caccia che si favorisce il ripristino degli habitat, anzi in molti casi è proprio il contrario. E se lei lo dice con la prosopopea di avere “il polso della situazione perché vive in campagna”, sappia che anche chi scrive ha vissuto tutta la vita in campagna, per cui anch’io ritengo di avere il polso della situazione! O il suo polso conta di più solo perché lei è animalista, ed io, pur non essendo cacciatore, non sono contrario alla caccia?
Faccia pure critiche al nuovo testo sulla caccia se le vuole fare, ma si astenga dal sostenere che la caccia vada abolita. Perché se mai dovesse succedere, nel volgere di un decennio ci saranno milioni di cittadini che chiederanno di ripristinarla di fronte ai tanti danni che saranno costretti a subire da un eccesso di cervi, orsi, lupi, caprioli, cinghiali, daini, ibis egiziani, scoiatoli grici, nutrie, ecc. ecc. Senza ignorare proprio i danni a molte altre componenti ambientali.
“Inutile, barbaro e antistorico” sono caso mai gli allevamenti intensivi e la conseguente macellazione di animali fatti nascere apposta per poi essere uccisi. Ma questo lo deve dire a tutta la società e non ai cacciatori, le cui prede hanno il diritto e la possibilità di vivere libere e sane e felici almeno fino al momento (ma non con la CERTEZZA del macello!) della loro morte, sempre immediata e senza sofferenze; cosa che non è per la “fauna domestica” di cui sopra, e di cui si cibano milioni di cittadini, alcuni anche inconsapevolmente e magai vivendo incoerentemente da animalisti ed anticaccia (predicando bene e razzolando male!). Solo una è la regola giusta della vita su questo pianeta, ripeto, vita voluta e creata dal Creatore, ed è: uccidere il meno possibile e nel modo meno cruente possibile.
Così come la regola di coerenza di un’animalista è di riflettere sul suicidio se vorrà rispettare le proprie idee, perché anche l’uomo, come tutti gli esseri viventi, è vivendo che uccide altri esseri viventi. E questa regola la ha dettata il Creatore! E lasci perdere il santo Francesco, che lo stesso Aldo Cazzullo ha dovuto difendere, scrivere sulle sue stesse pagine del Corriere della Sera, da chi lo avrebbe voluto animalista, per chiarire che San Francesco non fu mai vegetariano, e che mai si rifiutò di mangiare carne pur amando gli animali.
Se si parla di cacia e di biodiversità, lasci parlare gli esperti delle materie, ISPRA compresa che non è detto che sia sempre dalla parte degli anticaccia. La sua “grande tristezza” per la moria di animali, la usi solo nei sui saggi e romanzi, ma non pretenda di farne una regola sociale in una libera democrazia solo perché al contrario di altri lei ha la possibilità di predicare le sue idee in intere paginate dell’influente Corriere della Sera! Magari ha più ragione un povero margaro delle valli cuneesi, anche lui con il “polso della situazione” – il quale non ha però il suddetto privilegio e possibilità di esprime le proprie idee su media autorevoli quale è il Corriere –, che non lei!
Murialdo, 23 Giugno 2026 Franco Zunino
Segretario Generale AIW
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