CACCIA E CACCIATORI. La natura non dovrebbe curarsi con i fucili, così come la pace e la libertà non dovrebbero ottenersi con i fucili; ma a causa dei disastri e delle ingiustizie fatte dall’uomo (il vero cancro della Terra!), sia la prima e sia le secondo le si devono, purtroppo, curare e ottenere con i fucili, come tutta la storia dell’uomo insegna.
Appreso solo ora del prolisso intervento di Vincenzo Rizzo di Pro Natura (Quale? Della torinese fa parte anche chi scrive, forse quale più anziano sostenitore, sebbene da anni non ne condivida più la linea per così dire, “politica”); un intervento che, letto tra le righe, pur cercando di parlare di una caccia compatibile, di fatto pone tanti e tali motivazioni per criticarla, o paletti per poterla consentire, che il lettore non può che essere portato a credere che l’obiettivo reale sia giungere alla sua totale abolizione. Allora meglio sarebbe dirlo a chiare lettere, anziché dilungarsi in spiegazioni tecniche e scientifiche apparentemente volte ad ottenere una caccia compatibile, ma che per chi va caccia sono solo segno di una mascherata volontà abolizionista (seppure in modo ambiguo, come fanno spesso più i politici che gli ambientalisti). Noto innanzi tutto l’iniziale riferimento al ragionare “sui processi ecologici prima che sulle appartenenze ideologiche”: un pensiero che condivido pienamente, ritenendo proprio l’essere anticaccia una appartenenza ideologica. Perché un divieto di caccia sarebbe solo la semplificazione di un problema molto complesso.
Il nostro leader storico Aldo Leopold ha infatti sempre ragionato di ecologia, ed è stato il massimo storicamente riconosciuto, almeno in tutto il mondo anglosassone, ecologo e conservazionista. Ed era un cacciatore. Per di più un cacciatore le cui ragioni ecologiche sui tanti perché della biologia e dei cicli ecologici li ha compresi proprio praticando la caccia, ovvero quel mondo rurale che molti anticaccia non conoscono più, essendosi formati sui libri e nelle università (magari studiano sui libri di Aldo Leopold!); finanche il suo tanto esaltato concetto del “pensare come una montagna” è scaturito dalla sua esperienza di cacciatore. E che dire della lotta al consumo del suolo, che vede nelle Aree Wilderness – volute da Aldo Leopold, e aperte alla caccia! – l’unico pratico e concreto esempio di provvedimento mai preso al mondo da alcuna Nazione per frenare questo consumo? Sebbene non lo si risolva facilmente a causa dei non facili problemi sociali che proprio la richiesta umana di “consumo di suolo” ha creato.
Non perché la caccia debba per forza essere un metodo, ma solo perché è l’unico metodo per risolvere tanti dei disastri commessi dall’uomo, e spesso proprio dall’uomo anticaccia e animalista (si vedano gli eclatanti casi australiani e neozelandesi, dove solo con il fucile ed altri mezzi venatori si riescono a risolvere tanti di questi disastri). La caccia, la si chiami come si vuole, sportiva, ricreativa o gestionale, sempre di caccia si tratta; ovvero, dell’uomo che spara per ridurre il numero di animali che a causa dello stesso uomo sono divenuti un problema, e per l’uomo e per la stessa Natura (i suoi cicli e la sua biodiversità). Perché oltre un certo limite non sono più sopportabili popolazioni animali in sovrannumero, specie in paesi come quelli europei dove l’invadenza colonizzatrice e urbanistica dell’uomo (consumo di suolo) ha occupato gran parte dei territori; territori non più utilizzabili dalla fauna per ovvie ragioni: o si pretenderebbe di far accettare alla gente, cervi, cinghiali, orsi e lupi nelle piazze e nelle strade quali loro nuovi e moderni habitat artificiali creati dall’uomo (come già avviene in tanti paesi, e non certo con e per la gioia degli abitanti!)? Nessun Paese al mondo consente una cosiddetta “caccia generalizzata”. Sono solo gli animalisti e anticaccia ideologicamente condizionati a far credere che esista una tale possibilità di pratica venatoria; in nessun paese al mondo la caccia è “generalizzata” (neppure tra i popoli tribali!): ovunque è regolamentata. Il problema è che gli anticaccia non accettano alcuna regolamentazione, e quella che loro propongono è solo una finzione di caccia, con soluzioni di contenimento animale palliativi, inefficaci, impossibili o costosi, che alla fin fine mirano ad un solo obiettivo, ben evidenziato dalla posizione della nostra parlamentare Vittoria Brambilla o dal giornalista Vittorio Feltri (e di altri noti giornalisti di ambienti e/o mentalità urbane!): ottenere un divieto assoluto di caccia. Sarebbe pura utopia in un mondo moderno! Il che vorrebbe dire un totale disastro per ogni società civile. A meno di non dove riconoscere che l’uomo deve sacrificarsi per fare spazio agli animali. Fin dai tempi biblici si è però sempre saputo che le risorse naturali (e anche gli animali lo sono) sono al servizio dell’uomo, nel loro rispetto e cura, così come avviene per tutte le altre risorse. O si pretende di risolvere tutto con un servizio di “Ranger addetti allo sparo” (negli USA già esistono, ed agiscono anche nei, per noi, sacri Parchi Nazionali!), quando tanti cittadini sono disponibili a farlo per proprio interesse e passione, e… pagando una tassa per prelevare animali (mentre nessun anticaccia paga una tassa per compensare i danni di un non prelevamento animale!). Il suicidio della società civile finisce per essere l’unica regola coerente di vita per i visionari animalisti, visto che su questo Pianeta non esiste essere vivente che, coscientemente o incoscientemente, non viva sulle spoglie di altri esseri viventi! È la grande regola stabilita dal Creatore.
E LEGGE VENATORIA. Vada avanti quindi il governo nel riformare la legge sulla caccia. Sarà certamente una buona legge, visto che ne emenda una precedente per tanti aspetti discutibile; che consentirà un controllo all’esplosione animale che tanti problemi sta creando alle nostre campagne e, lo ripetiamo, anche a gran parte dello stesso regno animale e vegetale e alla stessa fin troppo decantata biodiversità. Perché la battaglia ecologica giusta oggi non è battersi per l’abolizione della caccia, ma per una legge che la regolamenti al meglio, nel rispetto dei diritti della selvaggina ma anche dei diritti di tutti i cittadini. Perché non è irritando i cacciatori che li si trasforma alla Rigoni Stern, come ha scritto di recente il giornalista Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera (6 luglio), ma stilando una legge che sia sempre più giusta e non già solo penalizzante per chi vi si deve attenere. E con buona pace del giornalista, Rigoni Stern oggi starebbe ancora con noi, come già lo fu quando la legge era da riformare. E lo diciamo da ambientalisti non ideologizzati, ma ragionevoli.
AUDIZIONE IN COMMISSIONE AMBIENTE. Il Consiglio direttivo dell’AIW ha deliberato la costituzione del Comitato Tecnico Scientifico previsto dal suo Art. 17. L’urgenza della riformulazione di tale struttura interna (che già esisteva ma non è mai entrata in funzione) è sorta anche a seguito delle audizioni di alcune associazioni ambientaliste alla Camera per discutere della nuova legge sulla caccia. A presiederla è stato nominato Marco Pani, uno dei Soci fondatori dell’AIW e per questo da anni Socio Onorario della stessa. Risiede a Roma ed è persona particolarmente edotta di aspetti scientifico-naturalistici e tecnico legislativi, con numerose esperienze di studi e gestione della fauna e delle aree protette, sia in Italia che all’estero. Per iniziare a dare forma a questo Comitato, sono stati per intanto anche nominati membri dello stesso il Consigliere Spartaco Gippoliti (aspetti zoologici) e il Vicepresidente Giuliano Milana (aspetti venatori). In futuro di questo Comitato, che ha una funzione consultoria per l’AIW nei vari campi delle finalità dell’Associazione, sia protezionistici (aree protette) che naturalistici (fauna, flora, ecc.) che rurali (caccia, pesca, mondo agricolo e pastorale), ecologici (inquinamenti, clima) e filosofici. In futuro esso potrà essere integrato con altri nominativi, purché esperti dei vari campi di competenza. A seguito della citata convocazione per un’audizione in merito alla nuova legge sulla caccia, il 7 luglio scorso Marco Pani è stato sentito ed ha potuto esprimere la posizione dell’AIW con un’esposizione orale di 5 minuti (limite imposto a tutti i convocati) presso la XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. A seguito della citata convocazione per un’audizione in merito alla nuova legge sulla caccia, il 7 luglio scorso Marco Pani è stato poi sentito ed ha potuto esprimere la posizione dell’AIW con un esposizione orale di 5 minuti (limite imposto a tutti i convocati) presso la XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. Da notare come, tra tutte le associazioni convocate (LIPU, ENPA, LAC, OIPA, CISO) l’AIW è stata l’unica a non opporsi al nuovo testo legislativo, avanzando invece solo proposte di ragionevoli miglioramenti.
LUPI E LUPETTI IN ABRUZZO. Non è che si voglia a tutti i costi sempre criticare qualsiasi azione e/o operazione delle autorità del Parco Nazionale d’Abruzzo, ma certo è che il suo servizio informazione non poche volte latita o, almeno, sembra piuttosto utilizzato per dare solo buone notizie o quelle ritenute tali, che non informare sui vari problemi che il Parco si trova ad affrontare, e che per forza di cose non possono essere sempre e solo positivi. Prendiamo l’esempio dei quattro cuccioli di lupi recentemente nati nel recinto di Civitella Alfedena e di cui si è dato, giustamente, l’enfatica notizia dopo quella del criminale avvelenamento per mano ignota di ben 21 esemplari nell’area esterna del Parco. Ebbene, i quattro cuccioli sono morti, uccisi dai maschi dopo che i lupetti hanno superato la rete di recinzione che isolava loro e la loro mamma dal resto del branco. Se il fatto è vero, come sembra che sia visto che lo hanno confermato le stesse autorità, certamente qualcuno ha sbagliato, perché dal momento che li si è isolati per evitare una cosa del genere, ovvio pensare che la recinzione dovesse essere a “prova di lupetti”; evidentemente così non è stato, se i quattro cuccioli hanno fatto la brutta fine di venire uccisi dai maschi adulti presenti nel recinto a fianco. Vista la semplicità della spiegazione, perché le autorità e il servizio stampa del Parco hanno impiegato tanto ritardo nel darne notizia? Forse perché si è voluto cercare di tenere nascosta la colpa e responsabilità del Parco? E, se hanno a lungo taciuto su questo fatto, come non avere il dubbio che, come in tutte le “dittature” che si rispettino, si sia taciuto anche su tanti altri aspetti negativi della gestione di questo Parco (peraltro in passato già noto per identici comportamenti omissivi nell’informazione al pubblico!)? Ad esempio, ribadiamo: che fine ha fatto l’orsetta “Nina”? L’opinione pubblica sta aspettando di averne notizie. O il perdurante silenzio, a fronte dell’enfasi della sua salvezza e gestione prima della liberazione, è segno di una non buona notizia?
Murialdo, 8 Luglio 2026 Franco Zunino
Segretario Generale AIW
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