Ecco un altro esempio dei nuovi esperti dell’Orso marsicano, che dell’animale tutto credono di sapere di biologia ed etologia grazie ai tanti libri sui quali si sono rotti la testa sui banchi di scuola (ma anche catturandoli e collarizzandoli: gli animalisti soprattutto questo amano fare, piuttosto che studiarli liberi nel loro mondo selvaggio e manipolandoli il meno possibile!), ma che nulla o molto poco sanno di quanto hanno imparato i pastori abruzzesi che nell’habitat dell’orso marsicano hanno invece vissuto per generazioni. Ultima tra essi una certa Dottoressa Angela Tavone, con tanto di master di II livello in governance delle aree protette e un dottorato internazionale in gestione e conservazione del paesaggio ed esperienze di sei mesi in Vermont (Stato americano distante 1500 Km dalla popolazione più vicina dell’orso bruno americano). Secondo questo novello pozzo di scienza i cuccioli dell’ormai strafamosa orsa Amarena “sono stati da poco rilasciati dalla mamma perché ormai ‘grandi”, mentre il fatto che li abbia già fatti allontanare è segnale di un qualcosa che non va, perché di solito l’allontanamento avviene dopo due anni dalla nascita, non dopo un solo anno, cosa che ha costretto anche loro ad una affannosa ricerca del cibo, segno quindi di un problema alimentare non da poco. E la stessa orsa Amarena, ritenuta “ormai un orso confidente, vale a dire che ha perso il timore verso gli esseri umani”, è prova di un comportamento assolutamente anomalo. Un’orsa che “si sente a suo agio nel frequentare centri abitati e le periferie dei paesi” è altresì segno di un’anomalia comportamentale. Ed ha ragione a sostenerlo la dottoressa, solo che lei non si chiede il perché, né ci dà una risposta in merito! Dottoressa de che, direbbero a Roma? Anzi, “per lei queste incursioni improvvise sono stressanti” per l’orsa Amarena, tanto che “nel sopraggiungere in contesti urbani comincia a correre”! Ovviamente, diciamo noi, perché spaventata dalla gente: quando si dice la scoperta dell’acqua calda! Ma non è tutto. Secondo la stessa dottoressa, ora le autorità, avendo catturato e messo il collare ad uno dei suoi piccoli, potranno “rieducarlo ad un atteggiamento diverso attraverso il monitoraggio e la dissuasione”. E, si noti bene, con “la speranza che ciò accada”. La speranza! (una soluzione che evidentemente piace, visto che sempre sulla speranza sembra puntare anche il Parco secondo quanto dichiarato dal suo direttore!). Ovviamente non ci dice come avverrebbe questa “rieducazione”, visto che da quasi vent’anni non ha funzionato con gli altri orsi colpiti dalla stessa sindrome! E, sentite l’altra scoperta dell’acqua calda di questa esperta: “Nella sua testa l’orsa che si introduce nei paesi sa di riuscire a trovare cibo facile. O almeno ci prova”! Certo, neppure noi crediamo che visiti i paesi per scattare fotografie dei loro luoghi caratteristici come fanno i turisti! Ed infine, l’ultimo consiglio: “stiamo impiegando energie e risorse nel mettere in sicurezza pollai, piccoli allevamenti e apiari con recinzioni elettrificate. In questo modo l’orso dopo una scossa non letale, non riuscirebbe ad oltrepassare il confine e fare danni, cambiando quella che è la sua direzione”. Ovvio, diciamo noi, perché l’orso fuggirà ancora più lontano dove questi “scienziati” non sono ancora giunti a chiudere pollai, stalle, stazze ed apiari! E non tornerà indietro, come forse loro credono o sperano, proprio perché l’orso ha imparato che indietro queste fonti alimentari non ci sono più o sono state tutte elettrificate! Quindi loro sbandamenti disperdendosi in tutto il centro Italia, ampliando sì l’areale di vita, ma: riducendo la sua presenza della sua corea area originale (definizione che non ha quasi più senso utilizzare!); riducendo le possibilità di riproduzione; aumentando proprio quel rischio di collisioni con automobili e treni ed uccisioni da parte di potenziali “giustizieri”, proprio quelle morti ed uccisioni che loro, gli “scienziati”, le ONG ambientaliste, gli ursofili dell’ultim’ora e le stesse autorità, vogliono evitare che succedano! Quasi come la favola del contadino che per risparmiare sul fieno voleva insegnare all’asino a non mangiare. Perché è ovvio che solo così l’orso marsicano cesserà di frequentare i paesi, i pollai, gli apiari e gli stazzi! Così le autorità saranno esentate dal pagarne i danni (che poi è una della cose che più a loro interessa)!  A meno che… non ci si decida infine a riseminare i terreni abbandonati, a portare pecore sui pascoli, a fargli trovare carcasse di cervi e cinghiali (il tutto con la tecnica dei “Recinti Finamore” a loro riservati), e ad eliminare poi gli artifizi elettrici e, soprattutto, rassegnarsi a spendere meno soldi in ricerche e studi (e forse anche stipendi!) e utilizzarli invece per pagare i danni che comunque l’orso non smetterà mai di arrecare, perché sono nel suo dna caratteriale che gli viene dall’ancestrale rapporto col mondo rurale. E, in ultimo, a riservare loro aree di montagne di vero habitat primario dove anche le zone con risorse trofiche naturali non subiscano disturbo turistico.    
 
Murialdo, 1 Giugno 2021                                                
Franco Zunino
Segretario Generale AIW
(Già primo studioso sul campo dell’Orso bruno marsicano)
1 giugno 2021

ORSO MARSICANO: LA SCIENZA CHE ANALIZZA MA NON SPIEGA NE’ RISOLVE

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