Chi scrive lo sta dicendo e scrivendo da oltre quarant’anni, ora, piano piano, di fronte ai tanti, troppi, fatti non più spiegabili con la casualità o l’eccezionalità, la verità si sta facendo sempre più strada anche nell’opinione pubblica abruzzese (si legga quanto più sotto ripreso e qui ridiffuso). Gli unici silenti restano le autorità del Parco che, nonostante il continuo cambio ai vertici, non hanno mai cambiato l’indirizzo gestionale dei “tempi andati”.
 
Come gli orsacchiotti, che educati dalle loro mamme stanno divenendo sempre più una popolazione di orsi “problematici”, così negli uffici del Parco sono cresciuti tanti piccoli geni che, educati alla scuola di quei “tempi andati”, hanno proseguito a narrare a pappagallo le stesse cose utopiche, prive di senso pratico, e, senza una vera esperienza su quest’animale – esperienza ormai relegata a guardiaparco pensionati o ai pochi pastori ed agricoltori ancora viventi e, perché no, ai cacciatori locali -, decidono sulla base di conoscenze da manuali e banchi di scuola, ignorando volutamente la verità dei fatti e le regole del mondo rurale e naturale nel quale l’orso è sopravvissuto fino ai nostri giorni.
 
C’è solo un modo per combattere la fame dell’Orso marsicano, ancora di recente fotografato mentre usciva da un bidone dell’immondizia (per non dire delle tante, troppe, foto di assalti a pollai e conigliere!): ridargli da mangiare il cibo di cui andava alla ricerca in quel tempo andato, magari riservandoglielo in “Recinti Finamore” sparsi qua e là dove ora dominano i turisti e finanche le “opere d’arte” di incolpevoli artisti! O anche con ovini dello Stato (greggi pubblici) o abbattimenti casuali di cervi e cinghiali, animali eccessivamente presenti ed anche competitivi con l’orso sul piano alimentare.
 
E allora ecco a cosa porta la disperazione di un animale un tempo selvatico ed oggi ridotto ad un misero barbone!
Di Seguito Riportiamo:
Dal Gazzettino della Valle del Sagittario – Giovedì 10 Settembre 2020
L’ORSA E I SUOI QUATTRO CUCCIOLI: DALL’OVILE AL POLLAIO

di Roberto Grossi
VILLALAGO – La famigliola di orsi è tornata in questi giorni a Villalago, in un girovagare tra le montagne e il paese confinante di San Sebastiano. Dopo l’incursione nell’ovile dell’azienda Pingue non si era fatta più sentire. L’allontanamento è stato per pochi giorni. Qualcuno ne aveva ipotizzato il ritorno, perché questo è il mese in cui maturano le mele, essendoci diversi meleti nella zona frequentata abitualmente.
Ieri mattina ha fatto sentire di nuovo la sua presenza. Al di sopra del Lago Pio c’è un piccolo pollaio di proprietà di Giorgio Buccini, con cinque galline ovaiole, sufficienti per le necessità familiari. Un pollaio ben recintato e con un adeguato ricovero per la notte.  Come al solito, appena giorno, le galline sono uscite a razzolare all’aperto.
Verso le ore 6,30, i vicini hanno sentito uno sbattere continuo contro la serranda di un garage. Per sapere cosa fosse successo si sono affacciati alla finestra e hanno visto che era un orso, che picchiava fortemente, per aprirsi un varco. Nonostante che la serranda avesse un po’ ceduto ha abbandonato, forse perché aveva capito che l’odore delle galline non proveniva da lì dentro ma dal vicino recinto. Ha scavalcato la rete di recinzione, imitata dai quattro orsacchiotti. Le povere galline nulla hanno potuto contro i cinque predatori, perché anche gli orsetti si son dati da fare. Intanto uno dei vicini è andato a bussare alla porta di Giorgio, che abita lì vicino, per avvisarlo. Quando è arrivato ha visto mamma orsa con i suoi cuccioli nel pollaio. La cruenta fine delle sue galline gli è apparsa subito agli occhi, da alcune piume sparse ovunque. Con l’arrivo di altre persone l’orsa è subito fuggita, scavalcando la rete dalla parte opposta, seguita dai suoi figlioli, che hanno fatto fatica a risalire il recinto, soprattutto il più piccolo.
Andati via, Giorgio è entrato nel pollaio, dove ha trovato piccole piume e la testa di una gallina. E null’altro. Questo fa pensare che tanta doveva essere la fame che le hanno divorate interamente con tutte le penne.
Sono state avvisate le guardie del Parco, che non hanno fatto altro che constatare quanto era successo. Tra l’altro nel recinto c’erano anche gli escrementi dell’orsa.
Ogni commento è vano, perché sembra che queste incursioni, prima in un ovile e ora in un pollaio, siano eventi del tutto normali, che non dovrebbero preoccupare gli abitanti del paese, se rispettano quanto indicato nei vari cartelli, posti soprattutto nella zona del Lago Pio. Si fanno convegni per rassicurare la popolazione e mai si discute delle strategie da adottare per allontanare gli orsi dai centri abitati.
I vari esperti sostengono che, se si vuole salvare l’orso marsicano dall’estinzione, bisogna imparare a convivere con questo problema. Detto con parole più schiette: dobbiamo rassegnarci alla loro entrata nei nostri orti e nei nostri pollai e che raccolgano al posto nostro ciliege, prugne, insalata e mele e a chiuderci in casa la sera, perché questa è l’ora delle passeggiate di questi “nostri fratelli” per le vie e piazze del paese.
Certamente gli orsacchiotti non stanno ricevendo una buona “educazione” dalla loro madre! Ma sembra che non sia una preoccupazione del Parco

 

 

Murialdo, 11 Settembre 2020                                                 Franco Zunino

                                                                                   Segretario Generale AIW

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Foto: Ph Paolo Forconi

11 settembre 2020

NON IL SOLITO FRANCO ZUNINO… SEBBENE DICA LE STESSE COSE

Chi scrive lo sta dicendo e scrivendo da oltre quarant’anni, ora, piano piano, di fronte ai tanti, troppi, fatti non più spiegabili con la casualità o l’eccezionalità, la verità si sta facendo sempre più strada anche nell’opinione pubblica abruzzese (si legga quanto più sotto ripreso e qui ridiffuso). Gli unici silenti restano le autorità del Parco che, nonostante il continuo cambio ai vertici, non hanno mai cambiato l’indirizzo gestionale dei “tempi andati”.   Come gli orsacchiotti, che educati dalle loro mamme stanno divenendo sempre più una popolazione di orsi “problematici”, così negli uffici del Parco sono cresciuti tanti piccoli geni […]