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Forse lo stanno cominciando a scrivere, nascondendolo tra righe, comprensibili solo da chi ci riesce per cultura o da chi vuole e deve capire: prima o poi ce lo verranno a dire a chiare lettere, ma per ora è presto e allora bisogna solo “preparare il terreno”, farlo capire, ma non dichiararlo apertamente: che per salvare l’Orso bruno marsicano non serve provare prima a favorirne l’alimentazione cui era abituato da generazioni, creargli oasi di silenzio, ridurre la competitività con altre specie, ma sarà invece necessario INTRODURRE esemplari dall’Est Europa (paesi dell’ex Jugoslavia, Albania, Grecia?) per rinsanguare la popolazione. Almeno, questo sembra di capire leggendo l’ultimo comunicato diffuso dalle autorità in oggetto; comunicato che definire astruso è poco, e che senza note di spiegazioni, resta incomprensibile ai più. Perché? Incapacità di essere chiari? O essere volutamente poco chiari?
 
Per salvare l’Orso marsicano le solite autorità (ma ora vi si sono aggiunti un nuovo Presidente ed un nuovo Direttore) anziché comunicare che sono state iniziate procedure per semine a perdere o favorire la pastorizia ovina, o per controllare l’accesso turistico alle sue zone più delicate, o per ridurre la pressione eccessiva e competitiva di cervi e cinghiali, hanno comunicato di aver dato il via ad un “Tavolo Tecnico sulla genetica e la genomica di conservazione”. E chi vuol capire capisca! In pratica, che stanno per iniziare nuovi studi.
 
Ci dicono che l’Orso marsicano è geneticamente UNICO, ed è vero e siamo tutti d’accordo. Ci dicono però anche che “Vista la consistenza numerica ridotta e la scarsa variabilità genetica residua, si è reso necessario nel tempo programmare e delineare considerevoli sforzi di conservazione, volti a rallentare il declino e migliorarne lo status”. Anche qui, chi vuol capire capisca. Nessuna spiegazione chiara al lettore profano per dire cosa si debba intendere con questa frase. Tanto valeva che il comunicato anziché alla stampa lo avessero inviato solo ad istituti scientifici!
 
Si enfatizza “l’applicazione di metodiche non invasive che non prevedono necessariamente la cattura e la manipolazione degli animali, bensì moderne tecniche di biologia molecolare che si basano sull’analisi del DNA ricavato dalla raccolta di resti biologici lasciati dalla specie sul territorio, quali peli e feci”, cose che “permettono di ricavare diversi parametri di popolazione”; “monitorare gli animali in dispersione e l’andamento della variabilità genetica della popolazione nel tempo”. OK, ma in una situazione di crisi (alimentare? comportamentale? dispersiva?), il lettore si chiede: a che pro, visto che di quest’aspetto si sa ormai quasi tutto e che i problemi sono BEN ALTRI? Non ce lo dicono! O la spiegazione è quella che segue: “Il Tavolo Tecnico è incaricato di sviluppare le linee di ricerca delineate nel documento e le modalità operative per la standardizzazione delle procedure da applicare in caso di monitoraggio genetico non invasivo, calcolo della stima della dimensione della popolazione e nuove metodologie di analisi. Il Tavolo Tecnico discuterà, in particolare, le problematiche relative all’individuazione di nuovi marcatori in grado di descrivere meglio la variabilità genetica, permettendo auspicabilmente di ottenere indicazioni sul grado di parentela fra gli individui identificati.” OK, perché? Per quali ragioni? A quale fine? Non ce lo dicono, ed anzi sono astrusi nel comunicarci cosa intendono fare.
 
Il massimo, poi, lo raggiungono nel finale del comunicato: “L’istituzione del Tavolo Tecnico di genetica e genomica è quanto mai opportuna per definire le linee di ricerca future sul monitoraggio genetico della popolazione di orso bruno marsicano, attraverso un corretto ed adeguato impiego delle risorse disponibili.Cosa ci vogliono dire con questa frase anche più astrusa delle altre? Non si sa! Loro non ce lo dicono.
 
Ci dicono però che a questo Tavolo Tecnico parteciperà anche il Settore Grandi Carnivori della Provincia Autonoma di Trento e la Fondazione Edmund Mach Ente di Ricerca della Provincia Autonoma di Trento. Per quale ragione? Che c’entrano gli orsi che vivono nel Trentino con gli orsi che vivono in Abruzzo? Personale certamente ormai super-esperto in catture (Est Europa) e rilasci (Trentino), ma non certo dei problemi dell’Orso marsicano. Tanto più che anche eventuali comparazioni genetiche avrebbero poco senso, visto che in Trentino il DNA originario ed autoctono della popolazione è stata da tempo “diluito” con decine di orsi di provenienza slovena. Boh! Mistero.
 
Ragion per cui, attenti abruzzesi, laziali e molisani, qui stiamo rischiando che prima o poi, come è stato già scritto da altre parti, qualcuno finisca per proporci un unico modo per salvare il nostro e soprattutto Vostro Orso marsicano: rinsanguarlo con esemplari con DNA simile o compatibile di provenienza oltre Adriatico!
 
Se mai dovesse succedere, si ricordino gli abruzzesi, la gente d’Abruzzo, di quello è successo e continua a succedere e ripetersi nel Trentino Alto Adige (ma anche in tutto l’Est Europa), dove di orsi alpini autoctoni italiani praticamente non ne esistono più, e che con gli orsi introdotti dall’Est Europa è stato importato anche il loro comportamento tutt’altro che bonaccione quale è quello del marsicano!
 
… A meno che le autorità ci dicano a chiare, semplici e comprensibili lettere che NON SARA’ MAI QUESTA UNA LORO INTENZIONE. L’AIW e la gente d’Abruzzo restano in attesa.
 
Murialdo, 31 Gennaio 2020                                                     Franco Zunino
                                                                                      Segretario Generale AIW
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