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Da alcuni giorni sono in atto proteste in tutto il mondo per la politica anti popoli indigeni del bacino amazzonico e per la difesa degli stessi valori naturali e biologici dell’Amazzonia, da parte del nuovo Presidente del Brasile (Jair Bolsonaro). Survival International ha diffuso documenti che meritano di essere letti anche dal mondo ambietnalista italiano, sebbene non sempre a favorevoe di questi popoli visti come potenziali bracconieri di specie faunistiche locali (che per loro sono però sopravvivenza). Si ritiene di divulgarne una sintesi.

A un mese dalla sua entrata in carica, in Brasile e nel mondo sono in corso proteste contro le politiche anti-indigene del nuovo presidente Jair Bolsonaro.
L’altro ieri è stato un giorno storico. Nelle città di varie parti del mondo, da San Paolo a New York, da Berlino a Montreal, si sono svolte manifestazioni contro le politiche anti-indigene del nuovo Presidente del Brasile Jair Bolsonaro.
È stata la più grande protesta internazionale per i popoli indigeni mai organizzata. Anche l’attrice premio Oscar Julie Christie si è unita ai manifestanti di Survival davanti all’ambasciata brasiliana a Londra per chiedere a Bolsonaro di fermare il genocidio in Brasile.
Con i loro cartelli, i manifestanti hanno chiesto: “Fermiamo il genocidio degli Indiani brasiliani”; e: “Bolsonaro: proteggi le terre indigene”.
Le proteste sono state guidate dall’Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile APIB nell’ambito della campagna “Sangue indigeno ­– non una goccia in più”, nota anche come “Gennaio rosso”.
Già prima di essere eletto, Bolsonaro era tristemente noto per le sue idee razziste. Appena entrato in carica ha tolto la responsabilità di demarcare le terre indigene al Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni FUNAI per trasferirla al Ministero dell’Agricoltura, notoriamente anti-indigeno. Una decisione che Survival ha definito “praticamente una dichiarazione di guerra contro i popoli indigeni del Brasile”.
Bolsonaro ha anche spostato il FUNAI sotto il nuovo Ministero delle Donne, della Famiglia e dei Diritti Umani, guidato da una predicatrice evangelica: una decisione mirata a indebolire notevolmente il Dipartimento.
Istigati dal nuovo Presidente e dalla sua lunga storia di retorica anti-indigena, gli attacchi alle comunità indigene da parte di allevatori e sicari sono aumentati drasticamente.
Il territorio degli Uru Eu Wau Wau, ad esempio, è stato invaso mettendo in pericolo gli Indiani incontattati che lì vivono, mentre centinaia di taglialegna e coloni stanno progettando di occupare la terra degli Awá, una delle tribù più minacciate al mondo.
Tuttavia, i popoli indigeni del Brasile hanno reagito con forza. “Resistiamo da 519 anni. Non ci fermeremo ora. Uniremo le nostre forze e vinceremo” ha detto Rosilene Guajajara.
Ninawa Huni Kuin ha aggiunto “Lottiamo per proteggere la vita e la terra. Difenderemo la nostra nazione”, mentre la APIB ha diffuso il messaggio: “Abbiamo il diritto di esistere. Non ci tireremo indietro. Denunceremo questo governo in tutto il mondo”.
“I popoli indigeni del Brasile subiscono massacri e genocidi da ormai 500 anni e non si faranno intimidire dal Presidente Bolsonaro, per quanto ripugnanti e obsolete possano essere le sue idee” ha commentato il Direttore generale di Survival International Stephen Corry. “È davvero incoraggiante vedere quante persone in tutto al mondo si stanno schierando al loro fianco.”

Murialdo, 3 Febbraio 2019                                                         Franco Zunino

                                                                                            Segretario Generale AIW

4 febbraio 2019

“GENNAIO ROSSO”: I POPOLI INDIGENI DEL BRASILE CONTRO LA POLITICA DI BOLSONARO!

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